Quando nasce una mamma non muore una donna

aa1dd66107a79fb5c6ebfdef5ee5fe8c--wonder-woman-quotes-wonder-woman-posterLontana, troppo lontana dalla tastiera.

Tempo, sempre poco. Stabilità, men che mai. Valigia sempre alla mano e vita da mamma mode a 3000.

Prima di diventare mamma, ognuno ha trovato il tempo di dispensare consigli, suggerimenti e filippiche sul mestiere del genitore. Alcuni si sono premurati anche di rimarcare l’indispensabilità di una certa flessibilità pena il rimanere ingabbiati negli orari di tuo figlio, perdendo quindi ogni possibilità di vita sociale. Ma nessuno, proprio nessuno ha nemmeno lontanamente accennato al rapporto che da mamma avrei avuto con le altre mamme.

Che poi uno non se lo cerca. Quando diventi mamma vieni come investita di uno status a vita che ti autodefinisce a prescindere. Ed ecco che sembra quasi che non esista nient’altro a parte la cacca di tuo figlio, se la creatura cammina, gattona, rutta, mangia gli spinaci oppure no, se ha detto prima papà o prima mamma, se lo culli per farlo addormentare. E tu che fai? Non rispondi? Perché se non lo fai minimizzi e allora parte dall’altro lato lo sguardo affiliato per la serie ‘che mamma facilona!‘ mentre tu vorresti ridurre lo scambio a poche battute e ristabilire una conversazione normale tra persone adulte.

Che in realtà poi non sono una a cui non piace confrontarsi. Anzi! Ma questa cosa che diventata mamma non sono nient’altro non mi va giù per niente. E per carità, amo mio figlio più di ogni altra cosa, dedico a lui anche le mie riflessioni più profonde, mi metto in discussione e cerco di essere una bravissima mamma nonostante le difficoltà familiari, l’assenza di un lavoro remunerativo e tutte le belle cose che noi famiglie post crisi ci troviamo ad affrontare.

Ma continuo a chiedermi ogni giorno: perchè dopo tutte le battaglie di cui ci siamo vantate, le piccole conquiste che come donne abbiamo ottenuto siamo ancora qui a lamentarci ( e lo facciamo con altre donne, mamme come noi) di quanto sia pesante fare la mamma salvo poi guardare di sbieco quella che accenna solo a voler vivere ancora la sua vita di donna, che magari lavora ma anche no, che magari ha degli hobby o che non vuole che sia la sua scelta di maternità a definirla??!!??

Su qualche fronte bisogna cedere mamme! Non potete avere il parrucco perfetto, il frigo pieno di roba fresca, il lavabo sempre sgombro,  il bimbo genio che cammina a 8 mesi e mangia con la forchetta ad un anno, la casa sbrilluccicante, il marito super servizievole come lo desiderate voi, il bucato sempre ben stirato, nemmeno un granello di polvere sulla mensola e le piante sul balcone super in fiore. A me appassisce anche il basilico! Però quello che mi importa è che non appassisca io perché domani mio figlio possa avere una mamma che possa insegnargli che su qualcosa bisogna cedere ma mai vedere se stessi ai luoghi comuni.

Primo post

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Ci sono cose che si possono dire a voce alta, ad un’amica, alla mamma, allo specchio.

E poi ci sono cose che non si possono dire nemmeno a sè stesse fino a quando non si raggiunge la consapevolezza della verità di quello che si sta vivendo.

E allora c’è chi può permettersi uno specialista, c’è chi si rifugia nella negazione e poi ci sono io che apro un blog.

Apro questo blog perchè ci sono periodi nella vita che in un modo o nell’altro vanno affrontati ed io conosco un unico modo per farlo, scrivere. E scrivendo realizzo che lì fuori ci sono tante donne che magari la sera vanno a letto e, rimuginando sulla loro giornata, non trovano il modo di raccogliere l’umore nero in un fazzoletto e metterlo via, almeno per un po’.

Si nasce figlie, già con un ruolo. Si impara ad essere bambini, nipoti, cugini e poi si diventa alunni. Nemmeno il tempo di imparare a vivere e ci trasformiamo in studenti, consapevoli di quello che, con predeterminazione, abbiamo deciso di imparare. Poi siamo disoccupati, licenziati, laureati. Siamo fidanzate, qualche volta siamo quelle che vengono lasciate, tradite. Ad un certo punto diventiamo mogli, nuore, mamme. Ogni fase della nostra vita rivestiamo un ruolo, ci teniamo etichette che servirebbero a definirci. E quasi sempre dimentichiamo che siamo donne, prima di essere tutto ciò. Siamo esseri umani che qualche volta non possono correre a 100 all’ora per stare al passo coi ruoli. Qualche volta sono gli altri a dimenticare che siamo donne perchè in noi vedono la mamma che cambia il pannolino, o la moglie che prepara il pranzo, o l’avvocato che lavora 15 ore al giorno.

Ed è così che a forza di essere confuse con il ruolo che rivestiamo, ci confondiamo anche noi e al setaccio del nostro giudizio resta la nostra capacità esecutiva. Quanto siamo brave a fare questo o quello, quanto adeguate, adatte, efficienti, efficaci. Perché se gli altri ci impongono il loro giudizio allora eccoci ad aderire a questa mentalità.

Non resta molto. Per me resta la totale incapacità di comprendere come mai sia diventata, in poco tempo, una persona che non si riconosce allo specchio.